GASLIGHTING ed altre forme della Violenza Psicologica 1


 

Sono ora di ritorno dal Presidio Antiviolenza di Marcianise. Terzo caso di violenza domestica in una settimana. Qui, nella nostra città. Non parlerò di stalking, né di violenza di genere. Voglio dedicare il primo articolo di questa rubrica a qualcosa di forse più subdolo, di non visibile. Qualcosa di così camuffato che a non accorgersene, ancor prima degli estranei, sono soprattutto le vittime. Sto parlando della violenza psicologica. Non di quella che riguarda solo le donne, cui spesso è associata.

La violenza psicologica a cui mi riferisco può essere diretta a chiunque e celarsi dietro ogni contesto: a lavoro, a scuola, in famiglia, luoghi di ritrovo qualsiasi, e persino nelle nostre benvolute azioni cattoliche (non allarmatevi, è un esempio). E ve ne parlo perché riguarda comportamenti, parole ed azioni che nessuna legge punisce ma che possono essere più invalidanti di una ferita o uno sfregio, attaccando direttamente l’equilibrio, l’autostima ed il benessere psicofisico della persona. Rappresenta una delle più forti e distruttive espressioni manipolatorie di esercizio del potere e del controllo sull’individuo, volte a marcarne il senso di inferiorità fino a far perdere coscienza del proprio valore. La genesi può essere un’osservazione assolutamente banale: l’outfit della giornata, lo stirare una camicia o il montare una mensola, l’aver svolto un compito o un lavoro in maniera errata. Ciò che tende a inquadrarla come violenza è il carattere della continuità, ripetitività e unidirezionalità dell’azione. Le modalità manipolatorie infatti possono verificarsi anche in una relazione positiva ed equilibrata. In una coppia, ad esempio può capitare di indurre il partner ad assumere scelte che corrispondano ai propri obiettivi. Queste manipolazioni, se occasionali e rinunciabili, sono assolutamente innocue.

Perciò veniamo al dunque: quando la manipolazione diviene patologica?

Al di fuori di modalità relazionali basate su protratte offese, denigrazioni ed umiliazioni dirette, cinque sono le tecniche più dannose:

  • Gaslighting: termine ripreso dall’opera teatrale “Gas Light” (Illuminazione a gas) del 1938, dove il protagonista spinge la moglie, il premio oscar Ingrid Bergman, alla pazzia manipolando piccoli oggetti nell’ambiente, in particolare affievolendo le luci a gas, e convincendola che fosse frutto della sua immaginazione.

Quando si è sottoposti a Gaslighting per un periodo prolungato si inizia a perdere il senso del proprio io, si diventa insicuri e non ci si fida dei propri giudizi. Può capitare molto banalmente in situazioni in cui si cerca, come nel caso del film, di nascondere un tradimento, ma anche in situazioni quotidiane, quando, ad esempio, si nega a qualcuno di aver preso un impegno facendogli credere di averlo solo immaginato.

  • Proiezione: è un meccanismo di difesa in cui si attribuiscono agli altri desideri o pensieri che ci appartengono, ma che non si riconoscono come propri perchè potrebbero distorcere l’immagine che si ha di se stessi. In una coppia può riguardare, ad esempio, l’accusare l’altro di mentire o tradire, quando in realtà chi mente o è infedele è l’accusatore stesso.
  • Intimidazione nascosta: minacce indirette in cui si fa capire alla vittima la conseguenza delle sue azioni e propriamente che la responsabilità sarebbe solo la sua. Si può tradurre con il classico “So che per te non è nulla, ma così facendo terminerai la nostra relazione”.
  • Silenzio: un atteggiamento freddo e distaccato, associato al silenzio può essere all’origine di un abuso emozionale. Utilizzare il silenzio come punizione, tendendo la corda fino al momento in cui la vittima arriva a scusarsi per azioni che non ha commesso è una delle tattiche più utilizzate per raggiungere il dominio giocando con le emozioni dell’altro.
  • Vittimismo: “Dopo tutto ciò che faccio è così che mi ringrazi?”- questa, una delle tipiche frasi utilizzate. In questo caso si fa leva sul senso di colpa, cedendo così alle richieste in quanto dispiaciuti per sbagli (non) commessi.

Ogni tattica è descritta in maniera riassuntiva ed ho utilizzato esempi di coppia perchè la manipolazione si verifica generalmente in relazioni affettive. Ad ogni modo sottolineo che se occasionali, sono atteggiamenti questi che possono avvenire anche in relazioni positive. E’ il procrastinarsi delle azioni che può farli rientrare nella spirale della violenza.

Concludo il primo articolo nel modo in cui ho concluso l’ultimo incontro di quest’oggi, ribadendo un concetto che spesso viene superficializzato: non permettete a nessuno di mettere in discussione il vostro valore come persona. Per la vostra stabilità mentale, prima di continuare una relazione, di qualsiasi natura essa sia, provate a ragionare su quanto idealmente vorreste sentirvi felici, quanto effettivamente quel rapporto vi renda felici e se esiste una concreta possibilità di migliorarlo.

 

Articolo completo su: CAFFE’ PROCOPE


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Un commento su “GASLIGHTING ed altre forme della Violenza Psicologica

  • Enrico

    L’unica cosa che potrei commentare in questo articolo che cita di gaslighting, su questa strategia subdola è: nel riuscire a comprendere tali dinamiche mentali o tale natura umana malevola; che ha come confine tra: ‘l’io’ e ‘l’esterno’ o ‘chi mi sta difronte’ e ‘i meccanismi di difesa’; e che tale confine, ha come etimologia ‘la proiezione psicologica’; tutto questo lo potremo notare anche sulle teorie descritte, sia da Freud e da Carl Gustav Jung; anche se su Carl Gustav Jung, per il sottoscritto è facile da assorbire tali informazioni delle sue teorie sul concetto dell’ombra, spulciando tramite internet; credo che il passaggio da fare è di accettare tale natura umana, come fosse la mia natura; se tale comprensione non riesca tramite la logica, forse la fede in Cristo può arrivare ad accettare la propria ombra come amica.